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Vizi di famiglia

Virginia mostrò i suoi capezzoli stringendoli davanti alla web cam mentre, dall’altro lato dello schermo, c’era un uomo che la stava osservando e che non trattenne un’esclamazione di piacere e stupore.

Virginia era impegnata in una delle sue solite videochiamate, quegli immancabili appuntamenti con i clienti di tutte le età. Un’attività che aveva iniziato da pochi mesi e che le permetteva di guadagnare molti soldi.

Era una ragazza maggiorenne, bella, solare, e dai capelli neri color dell’ebano, in grado di eccitare uomini di tutte le età, dai ragazzini alle prime esperienze erotiche, ai trentenni sposati con famiglia e moglie frigida e agli sfigati che nella vita reale non avrebbero visto un centimetro di figa nemmeno con il telescopio.

Chiunque insomma avesse premiato la sua beltà con generose ricariche Postepay poteva ricevere in cambio da Virginia qualche minuto di erezione e di emozione.

Naturalmente sua madre, suo padre e nonno Michele non conoscevano le sue attività notturne. Tranne suo fratello Marco, un sedicenne che per lei aveva mostrato i segni di una vera e propria ossessione e che da tempo la spiava.

Una sera, senza indugio, Marco si fece coraggio e affrontò Virginia.

“Io so tutto”, le disse.

Sua sorella restò in silenzio mentre lasciava asciugare uno smalto color viola sulle sue unghie.

“Che cosa sai?” domandò.

“So quello che fai nella tua stanzetta, Virginia, e so come guadagni i tuoi soldi.”

Lei sorrise e questo suo atteggiamento infastidì Marco.

“Racconterò tutto a papà se non la smetti subito di ridere!”, urlò il giovane e Virginia inutilmente cercò di calmarlo.

“Io parlo”, ripeté Marco con insistenza.

Virginia capì che con suo suo fratello possibilità di un dialogo non ce ne erano.

“Che cosa vuoi? Soldi?”

“No”, rispose Marco, e i suoi occhi si posarono sui suoi capezzoli. Virginia intravide in quello sguardo malizioso la stessa bramosia dei suoi clienti. E lui iniziò a toccare.

“Smettila!”

“Vado da papà!”

“Aspetta!”

“Sei mia sorella e a me dà fastidio che tu faccia vedere il tuo seno agli sconosciuti!”

“Zitto!” gli intimò Virginia.

Trascinò Marco nella sua stanzetta e cercò in tutti i modi di ammansirlo, ma suo fratello fu integerrimo. Avrebbe parlato e lei lo sapeva.

“Senti, Marco”, disse, “Potremmo sempre metterci d’accordo.” La sua mano si avvicinò ai pantaloni. Lui era in erezione e Virginia continuava con la mano a massaggiarlo, e mentre lo faceva il viso di Marco si rilassava, sembrava perdere tutta la serietà mostrata poco prima.

“Se non racconti ai nostri genitori niente di quello che faccio, io posso farti divertire”, sospirò Virginia e con delicatezza chiuse la porta lasciando suo fratello perso nei suoi pensieri.

Nei giorni seguenti Marco continuò a ripensare al massaggio di sua sorella e all’eccitazione che aveva provato.

Poi un pomeriggio aveva parlato con i suoi amici di sesso orale. Stefano, un ragazzo basso e lentigginoso, gli spiegò che era un’esperienza da provare. Tornato a casa si collegò in Internet, cercò alcuni video porno e decise che Virginia avrebbe dovuto accontentarlo.

Infatti la sera stessa bussò alla camera di sua sorella. Lei lo fece entrare. Negli ultimi tempi si era mostrata gentile con lui e questo perché non voleva che Marco rivelasse il suo segreto. Si avvicinò a lui accarezzandogli le parti intime e ripetendogli che era il suo “caro fratellino”.

“Voglio di più” disse Marco interrompendola. Le sue parole assunsero un significato di inesorabile convinzione. Virginia sorrise e, nello stesso momento, lesse un messaggio che le era arrivato su WhatsApp.

“Ok, Marco, dimmi: che cosa vuoi?”

“Che tu lo prenda in bocca.”

Virginia colpì suo fratello con uno schiaffo. Era troppo. Ma come si permetteva, pensò, questo lurido e piccolo sfigato! Ma si era lasciata incastrare e purtroppo lo sapeva.

Quindi a malincuore abbassò i pantaloni di suo fratello: il pene di lui se ne stava eretto come l’asta di una bandiera quando lei iniziò a baciarglielo e poi cominciò a succhiare. I suoi occhi s’incrociarono con quelli di Marco e capì che stava per eiaculare.

Spostò il viso e lo sperma ricadde per terra macchiando il pavimento.

Nei giorni seguenti Marco si fece più temerario.

A tavola, per indispettirla, con i suoi genitori parlava di quanto fossero misere quelle ragazze che si prostituivano per pochi soldi.

Capì che suo fratello amava provocarla, e una notte Marco bussò alla sua porta con insistenza. Lei aveva finito da poco con un cliente. Marco la vide distesa sul letto, quasi nuda e con solo le mutandine e il reggiseno. Era una serata di fine luglio e il caldo opprimente toglieva il respiro.

Virginia non disse nulla e lasciò che suo fratello si sedesse sul letto. Lui toccò le sue gambe, poi il seno, sfiorò i suoi capezzoli con le dita e scese sempre più in giù. Capì che Marco voleva il dessert, che seghe e pompini ormai facevano parte di un repertorio che l’aveva stancato.

“Senti, Marco, non puoi. Siamo fratelli”, ma le parole di Virginia furono inutili.

“Cerca di capire, io mi guadagno da vivere in questo modo, non posso dare una delusione tale ai nostri genitori! Cosa direbbero se mi scoprissero? Sai cosa farebbero? Mi caccerebbero di casa!”

Marco si abbassò il pantalone. Stringeva il suo pene duro e glielo lisciò sul viso, quasi fosse una carezza. Poi sfilò le mutandine di sua sorella allargandole le gambe. Virginia cercò di emettere una parola che, però, restò quasi soffocata nella sua gola. Quando Marco le penetrò dentro, provò una sensazione di piacere.

Un insolito, opprimente, peccaminoso piacere. Nell’altra stanza i suoi genitori dormivano. Chiese a Marco di non far troppo rumore, ma lo lasciava spingere. Il materasso del letto cigolava provocando un suono musicale quasi in armonia con il silenzio della notte. Lei sentiva tutta la potenza della penetrazione, ansimava di piacere mentre Marco emetteva sospiri e gemiti.

Virginia teneva gli occhi chiusi, le mani sul suo addome, e le unghie sprofondavano nella pelle di Marco quando con voluttuosità gli chiese di spingere. Spingere. Spingere. Spingere.

“Fammi male, Marco, oh… fammi male!” sospirò. Quando suo fratello terminò, lei ebbe l’accortezza di non farsi venire dentro. Lo sperma cadde lungo il lenzuolo bianco del letto che, come una macchia, s’impresse per sempre in quella strana notte di piacere. In fondo non fu così male, pensò Virginia, bastava prendere le giuste precauzioni.

Per tutta l’estate lei e Marco continuarono a fare sesso. Sesso increscioso, sesso impetuoso, sesso incestuoso. Ma a loro non importava, anzi, a lei sembrava persino piacerle.

Poi quando Marco iniziò a frequentare una ragazza di nome Lucia, le loro performance sessuali terminarono.

Si sentì come tradita. Ma Virginia non sapeva che qualcun altro aveva osservato quanto accaduto tra lei e suo fratello. Nonno Michele li aveva spiati e si era accorto di quanto fossero sporcaccioni i suoi nipoti.

Una sera di novembre, mentre fuori grandinava e le nuvole nascondevano la luna, Michele vide Virginia nella sua cameretta assorta nei suoi pensieri.

“Sei triste, cara?”, domandò.

“No, nonno, assolutamente”, ma invece ripensò a quanto le mancasse il sesso fatto con suo fratello.

“Sai”, continuò suo nonno, “Una ragazza giovane come te dovrebbe essere un esempio per la propria famiglia. E invece…”, non terminò la frase e la guardò con i suoi occhi gelidi.

“Cosa vuoi?”

“Beh, se tu… insomma, se tu sarai abbastanza carina con me… ecco, io potrei starmene zitto e non raccontare nulla delle sconcezze che tu e tuo fratello avete fatto durante tutta l’estate. I tuoi genitori non sapranno niente!”

Virginia fissò suo nonno in silenzio. Aveva capito. Prese la mano raggrinzita di Michele e chiuse la porta a chiave. I suoi genitori erano in salotto a guardare la televisione. Sfilò i pantaloni a suo nonno e, con le mani, strinse il suo pene flaccido. Lui ebbe un sospiro quando iniziò a succhiarglielo. Sorridendo consigliò a Michele di non fare rumore, di stare calmo perché se no mamma e papà li avrebbero scoperti. Ma in cuor suo Virginia era felice.

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