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Strani incontri

Questa è una storia che ho tenuto nascosta anche agli amici più cari, quelli che mi hanno chiesto racconti piccanti tratti dalla mia vacanza in Brasile. Se ora ho deciso che è arrivato il momento di raccontarla è perché mi è venuta voglia di ripercorrere quei giorni, che mi sembrano così lontani, ma che sono serviti ad alimentare le mie fantasie erotiche e soddisfare i più nascosti desideri in ambito sessuale.

Come ogni storia che si rispetti bisogna iniziare dal principio quando, giunto all’Hotel Corazon, uno dei più rinomati di tutto il Brasile, mi era sembrato giusto cercare informazioni sui locali da frequentare e i posti dove poter fare piacevoli incontri. Fu uno dei camerieri a indicarmi un locale notturno frequentato da ragazze prosperose e dinamiche come piacciono a me. “Vedrà, signor Gualtieri”, mi aveva sussurrato in quel suo misto d’inglese e pseudo italiano con cui cercava di farsi capire, “non si pentirà. Segua il mio consiglio e accetti questo biglietto”, e con un leggero sorriso mi consegnava un foglio di carta con l’indirizzo del Coco Night.

Dopo aver disfatto i bagagli, fatto una rapida doccia ed essermi preparato per la serata, prenotai un taxi e mi feci accompagnare al Coco Night. Ero di buonumore perché lontano dal lavoro, in una meravigliosa città e con allegre prospettive di concludere la serata alla grande. Il locale era un edificio a due piani, con una stretta scalinata che portava a una serie di camere. Nell’atrio una donna con i seni prosperosi prese il mio soprabito e mi fece accomodare in una saletta. E fu lì che la vidi: era bella, formosa, eccitante. Stefania si presentò con quell’aria da scolaretta e ciò eccitò tantissimo le mie fantasie erotiche. Poi sorrise e in perfetto inglese mi chiese se volevo appartarmi con lei. Lo feci e la seguii al piano di sopra. Mentre percorrevo il corridoio, sentivo nelle altre stanze gemiti di piacere alternarsi a eiaculazioni precoci e orgasmi di donna. Ero nel mio mondo, un bordello a pagamento con tante superbe baldracche da sodomizzare a mio piacimento.

Entrammo in camera e Stefania mi fece sedere su un soffice materasso ricoperto da un lenzuolo color rosso rubino. La mia eccitazione aumentava. Poi lei si spogliò mostrandomi dei seni maturi come pere e avvicinò i suoi capezzoli vicino al mio pene, che nel frattempo scalpitava come un toro tra le mie mutande. Facemmo sesso e fu fantastico, sfrenato e senza inibizioni: non ero mai stato con una donna simile in vita mia.

La settimana successiva continuai a frequentare il Coco Night, e le mie richieste erano sempre le stesse: vedere Stefania e prenotare una stanza per trascorrere del tempo insieme a lei. Mi ero abituato al suo odore, ai suoi capelli color del grano, alla perfezione del suo sinuoso corpo femminile, tanto da diventare un habitué del locale. Una sera, però, un inserviente mi disse che Stefania non c’era e che avrei trovato senz’altro qualcuna con cui sostituirla. Me ne andai in albergo infastidito e tornai la sera seguente. Mi feci più intrepido e chiesi a una delle ragazze del locale se avesse informazioni più private su Stefania e ottenni l’indirizzo di casa sua.

Il giorno dopo ero fermamente convinto di volerla incontrare, quindi andai a casa di Stefania. Bussai a una porta di legno e mi aprì una ragazza grassa e che parlava un inglese molto maccheronico. Feci il nome di Stefania e lei s’illuminò facendomi accomodare. Capii che la mia dea sarebbe arrivata di lì a poco. Dopo un po’ qualcuno bussò al campanello e la ragazza che mi aveva fatto entrare aprì di nuovo la porta. In quel momento vidi Stefania e sentii il mio cuore battere. Lei fece un gran sorriso, poi mi portò in camera sua e, quando si spogliò, mi accorsi che tra le mutande aveva un cazzo enorme. Sussultai sul letto guardando Stefania con orrore. Lei sorrise ancora e mi spiegò che non c’erano problemi, che mi sarei divertito.

“Io voglio Stefania!” gridai. “Cucciolotto mio, io sono Stefania”, rispose lei sorridendo. “Ma non è possibile. Stefania è stata con me ed ha una bella vagina e non questo… questo coso lungo e nodoso”, risposi. “Dai, gioca un po’ con me”, disse roteando il suo pene come fosse una canna da pesca. Insomma, mi trovavo di fronte a una copia esatta della più bella ragazza del Brasile, una figa imperiale che mi ero scopato per un’intera settimana e che non si sa per quale motivo si era trasformata in un trans dal cazzo duro e turgido. C’era da impazzire. “Ascoltami”, dissi con voce piatta, “ma chi diavolo sei? Io voglio stare con Stefania. Capisci?” Lei, o meglio Lui, iniziò sorridendo a masturbarsi davanti a me e a mostrarmi la sua enorme cappella. Mi vestii in fretta e uscii dall’appartamento. Pensavo che quello non fosse il momento giusto per aprimi ad altre esperienze, anche se con i trans. //www.raccontierotici24.it/racconti-trans

Quella sera ritornai come sempre al Coco Night e chiesi notizie di Stefania. Mi dissero che la ragazza non avrebbe lavorato mai più nel loro locale perché aveva avuto problemi con la direzione. Pensai che la causa del suo licenziamento fosse la sua trasformazione. Forse Stefania si era sottoposta a un intervento chirurgico per avere un pene, e il direttore del locale aveva deciso di mandarla via. Era un’ipotesi, però avevo un dubbio che mi assillava: avevo fatto sesso con Stefania e lei era una donna al cento per cento. Ne ero convintissimo! Decisi di tornare nel mio albergo e di rimandare al giorno dopo ulteriori indagini. Mi svegliai all’alba: avevo sognato il cazzo di “Stefania” che mi sodomizzava e penetrava il mio ano, con lei che mi urlava parole in portoghese.

Uscii alcune ore dopo e tornai sulla solita stradina che avevo percorso la mattina precedente. Bussai e mi aprì la ragazza grassa. “C’è Stefania?” chiesi intimorito. Lei non rispose, ma mi fece cenno di entrare. Poi si eclissò e, dopo un po’, arrivò Stefania. I lineamenti erano i suoi, il viso, gli occhi, perfino il colore della pelle! La guardai a lungo e poi mi illuminai. Le chiesi di togliersi la maglietta e, quando lo fece, mi accorsi che il neo non c’era, quel piccolo puntino nero nascosto sotto l’ascella destra che avevo visto tutte le sere in cui avevamo fatto l’amore.

“Mi spieghi cosa sta succedendo qui!” gli chiesi. Ci fu un silenzio lungo che però sembrava assordante. “Mi dispiace”, rispose lui (o lei, ormai non sapevo come classificarlo), “spero tu possa capire il mio italiano. Io non sono Stefania perché lei è partita.” “Dov’è andata?” “Non tornerà. So che avete avuto rapporti molto intimi questa settimana. Mi ha raccontato tutto. Ha lasciato il Brasile perché non voleva vivere come una puttana. Voleva smetterla con questo lavoro.” “Capisco. Ma avrebbe potuto dirmelo, chiedermi dei soldi, magari potevo aiutarla.” “Lo so.” “Ma tu chi diavolo sei?” “Sono Julio, suo fratello.” Rimasi impietrito. Quella rivelazione fu sconvolgente. “Non sapevo che Stefania avesse un fratello”, dissi. Julio sorrise mostrandomi le guance abbronzate e notai che aveva lo stesso sorriso di sua sorella. Poi prese una bottiglia di Cachaca, una bevanda tipica del Brasile, e se ne versò il contenuto in un bicchiere.

Intanto io volevo saperne di più e decisi di aprirmi con lui, di parlargli in modo pacato. “Beh, ora capisco la somiglianza che c’è tra te e Stefania e voglio assicurarti che io non ho niente contro i trans. Davvero Julio, perdonami se ieri mi sono comportato in modo sgarbato con te, ma credevo d’incontrare Stefania.” “Ci somigliamo molto. Siamo sempre stati inseparabili. Io e lui.” “Tu… e lui?” “Io e Stefania. O meglio, io e Pablo. Perché, cocco, devi sapere che Stefania prima era un uomo; poi ha deciso di operarsi e diventare una donna.” Finalmente capii tutto. “Mi stai dicendo che in queste ultime settimane ho scopato con un trans!” “Oh, sì, e non dirmi che non ti è piaciuto! Siamo i trans gemelli più richiesti di Rio, sai? Solo che Pablo ha voluto operarsi, eliminare il suo pene e diventare la magnifica Stefania, mentre io non sono riuscito a rinunciare al mio cazzo. E’ grosso vero?” domandò mettendosi la mano tra le gambe. “Grossissimo”, risposi.

“Ora che conti di fare? Fatti penetrare da me, ti prego, ho perfino il gel adatto.” La sua proposta m’incuriosì, devo ammetterlo. In fondo chi se ne frega, pensai, ho fatto sesso con un trans credendo che fosse una donna, volevo portarmela perfino in Italia per sposarmela e, invece, era un uomo che si era sottoposto a chirurgia e a cure ormonali per diventare una splendida ragazza. E l’avevo amata, giuro su Dio che l’avevo amata.

Julio si avvicinò e accarezzò il mio volto con la sua mano per poi darmi un bacio casto sulla guancia. Sembrava di stare in uno di quei film di Pedro Almodòvar e io non ci capivo più niente. “Facciamola finita”, dissi, e gli sbottonai i jeans. Presi il cazzo di Julio e iniziai a succhiarglielo con voluttuosità. Poi lui mi penetrò nell’ano, lentamente, e mi sfondò fino a raggiungere l’orgasmo, bagnandomi di sperma la schiena. Fu l’esperienza più bella della mia vita perché in Brasile ho capito che i trans hanno tanto da offrire.

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