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Solo una notte

L’aria era calda e opprimente nella sala da ballo della baronessa Oxville. Lucinda si guardava attorno in cerca del suo accompagnatore, il cugino Leonard, per chiedergli di riaccompagnarla a casa. Ne aveva avuto abbastanza! Le donne erano odiose, gli uomini insipidi o fastidiosi.

Trovare un compagno adatto le sembrava impossibile.

Mentre guardava verso il buffet in cerca dell’ingordo parente, assistette a uno spettacolo inaspettato: una dama dall’aria oltraggiata lanciava con stizza il contenuto del suo bicchiere sul volto di un uomo. Un bell’uomo. Alto, dal portamento elegante, perfettamente padrone di sé e del tutto indifferente alla scenata. Notevole. La donna, indispettita dalla sua mancanza di reazione, gli voltò le spalle e se ne andò furente.

Inaspettatamente Leonard le si affiancò e parlò, commentando l’accaduto: “Ah, poverina, si era illusa di essere la prima!” Lucinda lo guardò sorpresa e gli chiese: “La prima?”. “La prima a essere la seconda!” proseguì lui, come se fosse ovvio… cosa? Come diavolo avrebbe potuto capire? “Ti prego, spiegati meglio, Leonard”. “Mia cara, hai ragione, a volte dimentico quanto tu sia fuori dal mondo.”

Il suo tono era francamente scocciante. “Lady Rayworth sperava di aver conquistato Lord Goldright e di essersi meritata il privilegio di averlo nel suo letto una seconda volta. Goldright non lo fa mai, è la sua regola! Nessun coinvolgimento, solo perfetto piacere, a quanto si dice.”

Lucinda valutò meglio il protagonista del racconto: era decisamente un libertino, fatto e finito, e aveva un certo codice… che si adattava perfettamente ai suoi scopi. Un lieve sorriso affiorò sul suo volto, mentre programmava il giorno successivo.

“Milord, una signora vi attende in salotto.” Quante volte aveva sentito quella frase? Marcus Goldbright stirò i muscoli possenti delle braccia e rispose con fare annoiato “Falla accomodare qui, Simmons”.

Il maggiordomo lavorava per lui da troppo tempo per opporsi, così si inchinò e uscì, per ricomparire poco dopo annunciando: “Lady Lucinda Lawrence”. Marcus alzò lo sguardo verso l’ospite, confuso. Si conoscevano? Doveva smettere di bere.

Come aveva fatto, oltretutto, a dimenticare il suo aspetto, se non altro? Era una visione: snella, ben fatta, con luminosi capelli rosso fuoco e incredibili occhi blu. Lei lo guardava con altrettanto stupore, ma riconobbe desiderio e lussuria in quello sguardo color del mare, mentre indugiava sul suo petto nudo e scendeva giù verso l’addome, dove il lenzuolo celava il resto.

Lasciati soli da Simmons, Marcus le chiese sardonico “Desiderate?”, con tono volutamente ambiguo. Lucinda si adattò subito e contrattaccò: “Desidero voi.

A delle condizioni.” Lui non nascose la sorpresa. “Avete delle… condizioni? Di certo avete coraggio. Sentiamo.” e le fece cenno di avvicinarsi. Lei si accostò al letto, e per un attimo ebbe la visione di un evidente rigonfiamento sotto le lenzuola. Deglutì e proseguì: “Nessuno saprà cosa sarà successo tra noi.

Sarò vostra, come vorrete, ma non dovrete pormi domande.” Lui valutò la risposta, prima di ribattere: “Almeno mi direte cosa vi porta da me in particolare?” Lei annuì, ragionevole. “Siete un noto libertino, esperto e allergico ai legami.

Se vi ho valutato correttamente, siete esattamente ciò di cui ho bisogno. Sono vedova e desidero risposarmi, ma prima devo trascorrere una notte con un altro uomo. E’ tutto quello che vi dirò”.

Marcus si prese alcuni istanti per riflettere.

Ricordava di aver sentito parlare di lei, una donna bellissima e irreprensibile, devota al marito, così diversa dalle sue solite conquiste. Come sarebbe stato averla? Era chiaro che l’avrebbe avuta, non aveva avuto nessun dubbio sull’accettare o meno la sua proposta. Decise di metterla alla prova.

“Voi sapete che io sarò all’altezza del compito, ma personalmente nutro dei dubbi verso di voi. Vorrei una dimostrazione della vostra… mmh… buona fede.” Lei inarcò le sopracciglia. “Quale dimostrazione?” Lui sorrise.

“Datemi un assaggio di quello che avrò”, rivelando mentre parlava il suo corpo nudo, in cui svettava la sua potente erezione.

Un assaggio.

Sì, lo poteva fare.

Lei fece per chinarsi, ma lui la fermò: “Desidero ammirarvi come voi state facendo con me.” La sua voce era roca, sensuale.

Lucinda si tolse piano gli indumenti, godendo dello sguardo di lui. Le sue mani sfiorarono la pelle tesa del suo addome muscoloso, la peluria scura che virava verso l’inguine, per poi posarsi sul pene eretto che scattò al suo tocco. Lei sussultò, lui la guardò stupito ma non disse nulla.

La lasciò esplorare, accarezzare, guardare, poi la vide chinarsi con anticipazione. Le sue labbra avvolsero il glande, la lingua lo lambì più volte, per poi succhiare avidamente. Marcus gemette. “Non credo di poter aspettare stanotte, mia cara”, disse mentre le prendeva le spalle e la trascinava verso l’alto.

Le baciò la fronte, gli zigomi, il naso, la bocca. Sentì il proprio sapore mischiato a quello di lei, mentre le sue dita andavano verso il centro della sua femminilità.

La trovò pronta, godendo dei suoi singhiozzi e movimenti mentre le stimolava il clitoride. “Sei così bagnata, nemmeno tu puoi aspettare”, e dicendolo lesse la supplica negli occhi di lei.

“Dimmi che lo vuoi, chiedimi di mettertelo dentro.” Lei faticava a respirare, parlare le sembrava impossibile, ma quella tortura rischiava di ucciderla. “Lo voglio. Ti voglio dentro di me. Ti prego!”

Lui non perse altro tempo. La voltò e la penetrò da dietro, con un unico potente affondo.

La sentì gridare e si accorse di un’anomalia sconcertante. Non poteva fermarsi a quel punto però, non più, così proseguì con spinte e carezze sul suo punto sensibile, conducendola a un orgasmo dopo l’altro, finché anche lui trovò appagamento.

Quando si furono ripresi dall’affanno dell’amplesso, lui si attorcigliò un boccolo di lei attorno a un dito, chiedendo con tono casuale “Per questo nessuno lo dovrà sapere, nemmeno il tuo futuro marito? Perché eri vergine?”.

Lei aveva sperato non se ne fosse accorto. “Niente domande, ricordi?” sospirò, “Lui non mi voleva”. Marcus vide l’insicurezza dipinta su quel volto magnifico. “Lui forse no, ma io sì”. Lei spalancò gli occhi: “Ancora?”.

Lui rise di gusto. “Ancora.”

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