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Il mio ragazzo non sa nulla

Avevo appena quindici anni quando ho conosciuto Andrea. Era il più figo della scuola e molto, molto popolare a causa di un canale youtube dedicato al mondo dei videogames. Prima di lui avevo dato solo qualche bacio ed è stato con Andrea che ho scoperto il dolce mondo del sesso ma dopo tre anni le cose erano in stallo.

Mi riscoprivo eccitata già dal primo mattino e mentre camminavo mi sentivo completamente bagnata e vogliosa ma Andrea era più interessato ai suoi videogames e a proporre nuovi video per i suoi iscritti che a me. L’unica concessione che mi regalava era prenderglielo in bocca e succhiarlo fino all’orgasmo, ero infatti diventata discretamente brava a suo dire.

A volte non smetteva di giocare neanche quando glielo succhiavo. Più mi ignorava più ci mettevo impegno, più ci mettevo impegno più le mie cosce si inondavano di liquido. Volevo fottere! Fino allo sfinimento.

Durante i pomeriggi e i fine settimana passati insieme, mi capitava spesso di gironzolare per casa sua, da sola, mentre lui dormiva o chattava con i suoi amici videoplayers. Sua madre era una pediatra che lavorava in diverse cliniche e non c’era quasi mai, suo padre era un famoso avvocato e spesso era a casa, chiuso nel suo studio.

Lo trovavo molto affascinante, un sorta di Andrea invecchiato e più attraente.

Un giorno ero in soggiorno a guardare la Tv, Andrea era perso in qualche stupido gioco sparatutto, quando sentì qualcuno toccarmi la spalla.

‘Buongiorno signor Avvocato, come sta?’

‘Bene Fabiana, ma non chiamarmi signor Avvocato. Mi fai sentire vecchio oltre ad essere troppo pretenzioso, chiamami con il mio vero nome: Luigi’ (Appunto mentale: cercare “pretenzioso” sul vocabolario una volta ritornata a casa)

‘Va bene, signor Luigi…- indossava un elegante completo grigio con una camicia bordeaux, era muscoloso e con due belle spalle larghe. Sentì il richiamo della mia fighetta bagnata, avrei voluto succhiarglielo con ancora indosso quel vestito.

‘Vuoi una spremuta d’arancia o una cioccolata calda?’

‘No, grazie…’- dissi un po’ intimidita da questa figura che non mi aveva mai parlato prima. Mi guardò fisso e si abbassò leggermente al mio livello.

‘E di cosa hai voglia, piccolina?’ Rimasi senza parole, non aveva detto nulla di male eppure mi guardava in un modo così strano.

‘La settimana scorsa, tu e mio figlio avete fatto una cosa proibita, nel mio studio’-continuò. Sapevo bene a cosa si riferiva, in preda all’eccitazione chiesi ad Andrea di scopare sulla scrivania del padre. Lui non voleva ma la situazione mi intrigava, peccato che non fu soddisfacente come nella mia fantasia.

‘M-m-ma lei… come lo sa?’- balbettai, rossa come un peperone.

‘Ho delle telecamere nascoste nel mio studio, ho a che fare con indagini e materiale importante e devo preservare eventuali furti e trafugamenti. Cosa hai da dire a tua discolpa?’-mi disse serio ma con una strana luce negli occhi.

‘La prego signor Luigi, mi perdoni! Io non lo sapevo… non lo dica ai miei!

‘Posso tenere il tuo segreto ma tu dovrai tenerne uno mio’ Non capivo cosa volesse dirmi.

‘Dovrai tenere segreto il fatto che ho fottuto la ragazza di mio figlio’-continuò. Sgranai gli occhi e la stanza mi girava intorno. Cosa voleva da me quell’uomo? Voleva fottermi? Avevo capito bene?

‘Ma io non posso, la prego signor…’ Mi prese la faccia e mi diede un lungo bacio, sentivo la lingua che mi scavava e cercava la mia, smaniosa di assaggiarla. Quel bacio mi incendiò. Volevo sentirlo dentro e gli accarezzai il cazzo, grosso e duro, da sopra i pantaloni. Mi guardò con un sorrisino, sapeva di aver fatto centro, e mi disse:

‘L’ho sempre saputo che eri una gran porcellina. Ti desidero da quando hai messo piede in casa e adesso che sei maggiorenne puoi essere mia’ Mi prese di peso, allontanandomi dal divano e ci chiudemmo nel suo studio. Mi appoggiò sulla sua scrivania, le labbra incollate alle mie e infilò una mano nella mia gonna mentre mi sfiorava il clitoride, facendomi gemere. Mi guardava fisso, cosa che suo figlio non faceva mai, quello sfigato!

‘Voglio che mi fai un bel pompino, bambina mia. Da quanto ho visto dal filmato, devi essere proprio brava’-mi disse mentre apriva la cerniera dei pantaloni e si sedeva tutto tranquillo sulla sua poltrona di pelle nera. Mi avvicinai, pian piano, e mi abbassai sensualmente tra le sue gambe. La figa talmente bagnata che sentivo del liquido scorrere tra le cosce. Tirai fuori quel bel cazzone, molto più grosso di quello di suo figlio, e cominciai a leccarlo piano.

‘Guardami mentre lo fai’- mi ordinò. Gli leccai il glande, guardandolo fisso, e introdussi la punta in bocca, succhiandola delicatamente. L’avvocato mi raccolse i capelli con le mani a mo’ di codini ai lati e cominciò a direzionarmi su e giù… su e giù. Ogni volta più profondamente, sentivo il cazzone in fondo alla lingua, mi riempiva, mi toglieva il respiro.

‘Non ce la faccio più di così’-dissi, soffocando.

‘Dovrai migliorare, bambina mia, ma ha ottime capacità di crescita’.

Lurido bastardo.

Mi prese e mi fece accomodare sulle sue ginocchia, mi tolse il golfino bianco e il reggiseno, succhiandomi i capezzoli e facendoli indurire.

‘Hai proprio due belle tettine, sode e appetitose’- mi disse mentre mi toglieva gonna e perizoma.

Mi mise a pecora sulla sua scrivania e si stava per togliere la camicia quando lo implorai di rimanere vestito. Se doveva fottermi, doveva farlo come dicevo io! Mi aprì le chiappe e mi osservò per un tempo lunghissimo. La mia figa pulsava e lo voleva dentro, forte.

‘Hai un bellissimo culo, mio figlio te lo ha mai messo dentro?’

‘No, fa male, non voglio’- dissi spaventata.

‘Se un uomo sa come fare non fa male, ma da solo un grande piacere. Andremo per gradi bambina mia, voglio il tuo culo e lo avrò’.

Cominciò a leccarmi la figa, introducendo prima un dito, poi due. Godevo come una maiala e volevo il suo fottuto uccello dentro di me, quando cominciò a risalire e a leccarmi il buco del culo. Fu una sensazione meravigliosa e pregavo che continuasse all’infinito. Ero ancora in preda al mio piacere quando gli dissi che ero vicina all’orgasmo. Ritrasse le dita improvvisamente e mi sculacciò.

‘Non ancora’.

Cosa? Ma io dovevo venire!

Mi girò e mi misi seduta sulla scrivania, mi allargò le cosce e mi leccò l’ombelico, l’interno coscia, i piedi. Sembrava non finire mai, non capivo che era un gioco da adulti e io reclamavo il mio piacere come una bambina.

A un certo punto, ero presa dallo sconforto e dalla rabbia per ciò che non mi dava. Mi guardò fissa e mi penetrò violentemente! Volevo urlare ma avevo la sua mano sulla mia bocca.

‘Stai zitta, puttanella, o mio figlio ci sente.’

Avevo completamente dimenticato la presenza di Andrea. Il suo cazzone mi riempiva ed entrata e usciva a volte lentamente, deliziandomi da morire, a volte velocemente, facendomi godere come una troia. Ero talmente vicina all’orgasmo da premere sul suo culo, lo volevo spingere ancora di più…

‘Vuoi anche le palle dentro, bambina mia? Sei una piccola viziosa, una piccola zoccoletta vogliosa di cazzo.’

Le sue parole sconce mi eccitavano ancora di più, come mai ero stata con suo figlio. Gli strinsi le dita sulle sue forti braccia, capì che era vicino all’orgasmo e ancora una volta… si fermò!

‘Non ancora’- mi disse.

Mi rimise a pecora e cominciò a pompare velocemente, sentivo le sue palle sbattermi contro la figa e qualcosa si introdusse nel mio culo. Avevo inserito un dito ma non mi infastidiva, anzi. Mi piaceva. Spingeva il suo dito mentre continuava a pomparmi come un pazzo. Mi sculacciava violentemente e da un dito passò a due dita. Ero sul punto di scoppiare, non ce la facevo più.

‘Vieni adesso, vieni con me’- mi ordinò. Spinsi forte il bacino verso di lui, famelica di ogni centimetro di cazzo in più e lui spinse verso di me. Venendomi dentro. Sentivo l’uccello pulsare e ingrossarsi nella mia figa.

‘Non ti preoccupare…’- mi tranquillizzò- ‘ho fatto una vasectomia anni fa’.

Non sapevo cosa fosse ma lo intuì.

Mi girai sulla scrivania, sfatta e dolorante. La mia patatina aveva subito un attacco non indifferente e lo guardai mentre si sistemava e rimetteva il suo bellissimo cazzone nei pantaloni.

Mi rivestii e mi accinsi a ritornare da Andrea quando l’avvocato mi bloccò sulla porta e mi prese di spalle.

‘Lo sai che non è finita qui, vero?’

‘Lo so, mi sento distrutta ma ho ancora voglia. Sei il Dio delle trombate.’

Sorrise e mi diede una pacca sul culo. Andrea stava ancora giocando, non si era accorto di nulla. Rimasi con lui fino al diploma, ma solo per fottermi suo padre. Poi cambiai città per l’università, alla ricerca di nuovi cazzi da assaggiare.

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